ARTURO FERRARIN

Arturo Ferrarin nacque a Thiene il 13 febbraio 1895 in una famiglia di imprenditori del settore tessile.Dopo aver iniziato a studiare al liceo classico, decise di passare agli studi tecnici e si diplomò all’Istituto Tecnico Commerciale “ Ambrogio Fusinieri” di Vicenza nel 1915. Essendo scoppiata la I Guerra mondiale, Ferrarin venne chiamato alle armi come mitragliere nel Battaglione aviatori; ben presto la passione del volo lo conquistò talmente che fece domanda per essere assegnato alla Scuola di Volo di Cameri. Lì conseguì il brevetto di pilota, poi la qualifica di istruttore e verrà trasferito alla scuola di Cascina Costa e Cascina Mal Pensa, presso Varese. Promosso tenente, ottenne anche la medaglia d’argento.
Dopo la guerra partecipò a diverse esibizioni aviatorie all’estero, ma l’impresa che lo fece conoscere fu la partecipazione al raid aereo Roma-Tokio, ideato da D’Annunzio. Ferrarin partì il 14 febbraio 1920 dall’aeroporto di Centocelle (Roma) con il suo SVA, percorse 18.000 km. in 18 tappe e arrivò a Tokio il 30 maggio, con 109 ore di volo alla media di 160 km. all’ora. Fu il primo aviatore occidentale a giungere a Tokio a bordo di un piccolo aereo. Ben duecentomila giapponesi accorsero sul campo di atterraggio. Grandi furono l ‘accoglienza e i festeggiamenti, sino a giungere alla collocazione dell’ immagine di Ferrarin accanto al busto di Marco Polo, in un tempio di Canton.
In seguito Ferrarin racconterà che il suo aeroplano « era vecchio e malandato. L'originale motore da 220 CV era stato sostituito con uno a compressione ridotta, che non sviluppava più di 180 CV. Ciò era stato ottenuto col semplice espediente di collocare uno spessore tra il basamento del carter ed i cilindri. La regolarità di funzionamento era stata così aumentata, ma i decolli, a potenza ridotta, apparivano più rischiosi. Inoltre i serbatoi dell'aeroplano non potevano portare più di 330 litri di benzina, invece dei 440 dei modelli più moderni, per cui la normale autonomia dello SVA ne risultava ridotta da dieci ore e mezza di volo a sole otto. Per di più l'aeroplano, per uno svergolamento della cellula, pendeva a destra. Bisognava dunque pilotarlo tenendo costantemente la cloche poggiata sulla sinistra, per compensare questo difetto. Ciò feci tenendola agganciata con un elastico alla parete di sinistra dell'abitacolo per tutta la durata del volo. »
In seguito partecipò ad altre gare, non sempre con successo per guasti meccanici.
Ma un’altra grande impresa doveva aver luogo: il volo Italia-Brasile. Una trasvolata compiuta su un aereo progettato dall’ingegner Marchetti, della SIAI di Sesto Calende, e che Ferrarin piloterà affiancato dall’amico Carlo Del Prete, partendo il 3 luglio 1928 e atterrando a Porto Natal il 5 luglio. Dopo questa impresa, in seguito alla quale Ferrarin ottenne grandi onori, terminava la sua carriera militare, anche a causa di incomprensioni con il ministro dell’aeronautica Italo Balbo. Richiamato in servizio allo scoppio della 2^ Guerra moondiale, moriva il 18 luglio 1941 a Guidonia, durante un volo di collaudo. Arturo Ferrarin è sepolto a Induno Olona.
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